Che i vaccinati si possano infettare anche con sintomi e contagiare a loro volta non è più una possibilità, è una realtà ampiamente consolidata e ammessa anche dal OMS. D’altra parte basta aprire qualsiasi giornale per trovare  centinaia di esempi di siffatta natura. Ovunque, anche nelle  strutture tipo RSA dove di fatto non sono cambiate le misure anticontagio, dopo la vaccinazione del personale e degli ospiti si sono materializzate positività sintomatiche inaspettate e apparentemente inspiegabili. Se dunque il fenomeno non può essere più messo in discussione, la sua spiegazione non trova tutti d’accordo e probabilmente ha più di una giustificazione. In alcuni casi si dice che la sicurezza mentale di essere protetti dalla vaccinazione abbia indotto ad un abbassamento della guardia e pertanto ad un più facile contagio per avere ridotto le misure di autoprotezione. Ma tale ipotesi cade spesso, se si considerano i tempi, intercorsi tra la vaccinazione e lo sviluppo delle positività sintomatiche, troppo brevi in relazione al periodo di incubazione della malattia. Allora per spiegare questi casi si può pensare che ci fosse in incubazione una forma che la vaccinazione,unendo stimolo infiammatorio ad altro stimolo infiammatorio,  abbia fatto emergere. In tanti casi è possibile e probabile che la vaccinazione non protegga efficacemente dai virus circolanti  e contro i quali  il vaccino risulti già obsoleto. Il vaccino in questi casi lungi dal proteggere finirebbe ,per il fenomeno detto ADE( potenziamento da anticorpi non neutralizzanti), a peggiorare un decorso che avrebbe potuto essere di minore o nessuna in assenza di vaccinazione. Infine per alcuni, tra cui la Bolgan, come in altre forme virali tipo herpes simplex e zoster la vaccinazione potrebbe fungere da motivo di slatentizzazione di una infiammazione passata inosservata ma rimasta silente nell’organismo. Tutte ipotesi verosimili ma che difficilmente saranno chiarite se ISS continua a sconsigliare le indagini sierologiche prima e dopo la vaccinazione. In questo modo rimarranno nebulosi aspetti che potrebbero essere chiariti ma che evidentemente non si vogliono chiarire.   

Dunque potrebbero  questi vaccini contro la Covid19 provocare modificazioni del genoma delle cellule in cui le particelle del vaccino vanno a finira?

In realtà le note esplicative di EMA ed AIFA nonché i fogli illustrativi di questi prodotti affermano che non sono sati condotti studi di genotossicità e cancerogenicità, eppure la corsa a smentire una tale possibilità è stata così precipitosa e persino perentoria da lasciare pochi dubbi che realmente  potesse essere diverso da quanto affermato da questi autorevoli enti.Ma è veramente come dicono case farmaceutiche e di rimando enti di controllo dei farmaci? Riportiamo in sintesi un articolo del dottor   Ken Biegeleisen M.D., Ph.D.childrenshealthdefense.org
L’interazione tra virus e cellula ospite è generalmente definita da due tipi distinti di interazione.Storicamente, il primo tipo di interazione (scoperto tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo) è quello che oggi, a posteriori, chiamiamo “infezione produttiva.”In questo caso, il virus si riproduce e uccide la cellula, rilasciando la sua numerosa progenie ad infettare altre cellule.
Era stato solo negli ultimi anni del XX secolo che si era capito che esiste un secondo tipo di interazione, di natura molto diversa, conosciuta come interazione “di trasformazione” (chiamata anche infezione “latente“). In un’interazione di trasformazione non c’è alcuna replicazione.Invece di riprodursi, il singolo materiale genetico virale  usa uno dei suoi tanti trucchetti genetici per ‘intrufolarsi’ in uno dei 46 cromosomi della cellula ospite.Lì, il DNA virale rimane, a volte, anche per tutta la vita della cellula.
Con alcuni tipi di virus, come gli herpesvirus, il cromosoma virale se ne sta lì, all’interno del cromosoma dell’ospite, apparentemente senza fare nulla, a meno che e fino a quando uno stimolo non lo fa nuovamente “uscire” e lo induce a a replicarsi. Questo fatto genera lesioni  alle labbra (herpesvirus tipo 1) o ai genitali (herpesvirus tipo 2).Un gran numero di pubblicazioni ha documentato che molti, forse la maggior parte, degli esseri umani ha all’interno del proprio sistema nervoso cellule che ospitano tranquillamente infezioni latenti da herpesvirus, anche se la maggior parte di loro non avrà mai un’irritazione tipica.È noto che l’herpesvirus di tipo I, allo stato latente, risiede nel ganglio trigeminale, all’interno del cranio, vicino al midollo spinale. Si crede che in questo stato latente sia perfettamente innocuo.Altri virus, tuttavia, non sono così innocui allo stato latente.Un buon esempio è SV-40, un virus del DNA noto per essere in grado di causare il cancro in molte specie di mammiferi. SV-40 infetta le cellule, ma, di solito, non si replica.Invece, inserisce il proprio codice genetico in uno dei cromosomi della cellula (un processo chiamato “integrazione“) e, da questa nuova base operativa,  converte la cellula da normale, soggetta cioè alle normali forme di controllo della crescita, a cellula maligna che non rispetta nessuno dei controlli della crescita dell’organismo ospite e causa quindi il cancro.
Questa alterazione, da normale a cancerogena, viene definita “trasformazione maligna.”Ma il termine “trasformazione” non è sinonimo di malignità. Anche se una “trasformazione” può essere dannosa in un certo numero di modi (e non limitarsi solo al cancro), in altri casi potrebbe essere del tutto irrilevante (almeno apparentemente).In casi speciali, potrebbe persino essere benefica.
Può un vaccino basato sul DNA “trasformare” una cellula umana in qualcosa di geneticamente diverso?Tenendo a mente tutto questo, possiamo ora porci la domanda se un vaccino basato sul DNA possa, o meno, “trasformare” una cellula umana in qualcosa di geneticamente diverso.
Questa non è una domanda da poco, perché se la risposta è “si” e se la trasformazione si dimostra dannosa, allora questo danno può essere trasmesso alle generazioni successive, per sempre.Nel perido 1972- 1978 alla New York University School of Medicine il  laboratorio stava cercando di trovare una risposta ad una domanda che, all’epoca, era di grande attualità: nelle “infezioni produttive,” quelle dove un virus si replica all’interno delle cellule e, alla fine, le distrugge, potrebbe comunque verificarsi un’integrazione del DNA virale nei cromosomi delle cellule ospiti?
Tale domanda la si era posta perché, a quel tempo, nella storia della virologia, era diventato assolutamente chiaro che molti e diversi tipi di virus potevano trasformare molti e diversi tipi di cellule in cellule carcenogeniche.Queste cellule, se trapiantate in ospiti animali, davano poi origine a proliferazioni cancerose che uccidevano rapidamente l’animale.
Questo tipo di trasformazione maligna mediata da virus inizia sempre con l’inserimento (cioè l’integrazione) del DNA virale nei cromosomi delle cellule ospiti.(Sì, stiamo parlando di quello che le aziende produttrici dei vaccini ci “assicurano” non succederà dopo la vaccinazione con i loro nuovi prodotti “approvati per l’uso d’emergenza“).Una volta che questi geni virali si sono insediati nei cromosomi della cellula ospite, possono potenzialmente prendere il controllo del metabolismo cellulare, piegandolo ai loro scopi.
Quindi, la domanda che i virologi si ponevano negli anni ’70 era questa: l’inserimento di geni virali nei cromosomi delle cellule ospiti è un processo associato unicamente a trasformazioni cancerose? Oppure l’inserimento di geni virali nei cromosomi della cellula ospite potrebbe avvenire in qualsiasi tipo di infezione virale, sia che si tratti di un’infezione “produttiva,” che porta alla moltiplicazione virale e alla morte cellulare, sia che si tratti di un’infezione “trasformante,” in cui non si verifica alcuna replicazione del virus?Si era cercato di rispondere a questa domanda studiando l’infezione di cellule di mammiferi da parte di herpesvirus. Furono    pubblicati tre articoli, tutti su importanti riviste di virologia. Questi articoli, elencati di seguito, sono una lettura forse un po’ troppo ostica per chi non ha familiarità con la terminologia specifica. Ma, per gli interessati, ecco i  riferimenti:1. Rush MJ & Biegeleisen K. Association of Herpes simplex virus DNA with host chromosomal DNA during productive infection. Virology, 69:246-257 (1976). https://doi.org/10.1016/0042-6822(76)90211-7.2. Rush MJ, Yanagi K & Biegeleisen K. Further studies on the association of Herpes simplex virus DNA and host DNA during productive infection. Virology, 83:221-225 (1977). DOI: 10.1016/0042-6822(77)90227-6.3. Yanagi K; Rush MG; Biegeleisen K. Integration of herpes simplex virus type 1 DNA into the DNA of growth-arrested BHK-21 cells. Journal Of General Virology, 44(3):657-667 (1979). DOI: 10.1099/0022-1317-44-3-657.Il primo lavoro aveva dimostrato che i geni degli herpesvirus venivano integrati nei cromosomi delle cellule ospiti, ma aveva lasciato senza risposta alcune importanti domande riguardo alla natura fisico-chimica del legame tra il DNA virale e quello dell’ospite.Tuttavia, con il terzo lavoro, ogni ragionevole dubbio sull’integrazione del DNA virale nei cromosomi dell’ospite era stato fugato.Un altro fronte di indagine che, più o meno nello stesso periodo, veniva seguito nel laboratorio di W. Munyon, aveva portato all’identica conclusione. Munyon e i suoi collaboratori avevano studiato un enzima chiamato “timidina chinasi.” Cosa faccia questo enzima è estraneo a questa discussione. Ciò che conta è che il gene che codifica questo enzima si trova normalmente sia nei cromosomi umani che in quelli degli herpesvirus.Munyon e il suo team disponevano di un ceppo di cellule umane mutanti prive del gene della timidina chinasi. Avevano quindi infettato queste cellule con un herpesvirus precedentemente irradiato, reso cioè incapace di moltiplicarsi all’interno delle cellule e di ucciderle.Ma il virus aveva comunque il proprio gene della timidina chinasi. Dopo l’infezione, le cellule avevano dimostrato di aver improvvisamente acquisito quell’enzima, anche se, per il fatto di essere cellule mutanti, avrebbero dovuto essere sprovviste di quello specifico enzima. Dal momento che il virus era stato irradiato, non aveva ucciso le cellule, che avevano continuato a crescere in laboratorio.Otto mesi e centinaia di generazioni dopo, la progenie di quelle cellule produceva ancora timidina chinasi!Quindi, se un’azienda produttrice di vaccini DNA sostiene che il loro vaccino farà sì che le mie cellule producano temporaneamente la proteina spike del coronavirus, ma in nessun modo le “trasformerà” in modo permanente, cosa dovrei pensare? O forse non dovrei pensare?Finora abbiamo parlato solo di herpesvirus. Il nuovo vaccino della Johnson & Johnson usa un adenovirus geneticamente modificato e “riproduttivamente incompetente” come portatore del gene della proteina spike del coronavirus.Dovremmo preoccuparci? Dopo tutto, l’inaspettata integrazione dei geni virali può essere una peculiarità solo dell’herpesvirus, e non dell’adenovirus, giusto?Sfortunatamente, non è proprio così. Molti laboratori contemporaneamente alle ricerche sugli herpesvirus hanno condotto analoghe ricerche sugli adenovirus. Ecco l’ esempio di un lavoro:Schick J, Baczko K, Fanning E, Groneberg J, Burgert H, & Doerfler W (1975). Intracellular forms of adenovirus DNA: Integrated form of Adenovirus DNA appears early in productive infection. Proc Nat Acad Sci USA, 73(4):1043-1047. DOI:10.1073/pnas.73.4.1043. PMID:1063388. PMCID:PMC430196.Proprio come con i coronavirus, si conoscono decine di tipi di adenovirus, la maggior parte dei quali sono classificati come “virus del raffreddore.” Ma alcuni adenovirus possono causare malattie molto più gravi, compreso il cancro.Negli anni ’70, gli studiosi che si occupavano di adenovirus si erano posti le stesse domande dei ricercatori di herpesvirus. Ed erano arrivati alle stesse conclusioni: nell’”infezione produttiva,” quella dove l’adenovirus deve solo replicarsi e distruggere la cellula, c’è a tutti gli effetti anche un’ampia integrazione di geni virali nei cromosomi della cellula ospite, anche se non c’è alcuna apparente ragione biologica per cui il virus debba farlo.Nessuna garanzia, nonostante quello che dicono i produttori di vaccini.Sembra che in molte, forse nella maggior parte delle infezioni virali, l’integrazione del DNA virale nella cellula ospite sia una possibilità molto realistica. Quando questo accade, non c’è assolutamente alcun modo per “garantire” che il codice genetico della cellula ospite non venga riscritto.Una domanda allora sorge spontanea: Se questo è il caso, perché i produttori di vaccini ci “assicurano” che i loro prodotti, scarsamente testati, sono geneticamente “sicuri“?Suggerirei tre possibili spiegazioni, tutte ugualmente riprovevoli:1. Può essere che i ricercatori di queste aziende, semplicemente, non conoscano la storia della virologia. Cosa si potrebbe dire? “Quelli che non imparano dalla storia sono destinati a ripeterla.”2. Può essere che tutto ciò che nell’industria farmaceutica non migliora il rendiconto dei profitti trimestrale sia a forte rischio di essere ignorato.3. Può essere che, nel mondo farmaceutico, definire “sicuro” un nuovo vaccino significhi solo che l’azienda ha le risorse legali per affrontare qualsiasi eventuale richiesta di risarcimento.Quale di queste tre possibili spiegazioni è quella corretta? O lo sono tutte e tre? In ogni caso, ora sapete perché non farò mai il vaccino Johnson & Johnson.E i vaccini a RNA? Abbiamo discusso dei vaccini a DNA. Che dire dei vaccini a RNA, come quelli di Pfizer e Moderna?I vaccini a RNA sono ritenuti dai loro promotori geneticamente “sicuri” perché l’RNA non può essere direttamente incorporato nei cromosomi umani. È vero? Sì. Ma questo li rende “sicuri“? Probabilmente no. Quello che le aziende dei vaccini hanno dimenticato di dirvi è che le nostre cellule dispongono di diversi tipi di “trascrittasi inversa,” che possono potenzialmente convertire l’RNA vaccinale in DNA.
Nel dicembre 2020, un team di ricercatori di Harvard e del MIT (Zhang et al) ha pubblicato un articolo sul server di preprint bioRxiv, ospitato dal Cold Spring Harbor Laboratory, che mostra che, con ogni probabilità, l’incorporazione dei geni della proteina spike virale nei cromosomi delle cellule infette ha effettivamente luogo ed è mediata dal tipo denominato “LINE-1” di trascrittasi inversa umana. (Per saperne di più sullo studio Harvard-MIT e le sue implicazioni, leggete questo articolo precedentemente pubblicato da The Defender, e tradotto su CDC).Per essere chiari, questo non era uno studio sul vaccino, ma uno lavoro in cui le cellule erano state deliberatamente infettate con virus integro, non inattivato, proprio come accade in natura, e che, apparentemente, indurrebbe una trasformazione genetica delle cellule.Questo, suggeriscono gli autori, potrebbe spiegare l’osservazione, ormai frequente, della “positività” al test COVID-19 di persone che, chiaramente, non soffrono di nessuna patologia. Cioè, l’organismo di queste persone starebbe continuando a produrre la proteina spike del coronavirus direttamente dai geni virali ormai definitivamente incorporati nel suo codice genetico.
Non  possiamo  dunque trascurare le assicurazioni, ovviamente ingiustificate, dei produttori di vaccini che l’alterazione del nostro codice genetico “non accadrà.” Una tale dichiarazione mette in dubbio (a) la loro competenza in materia e (b) la volontà di accettare le conseguenze delle loro azioni.Inoltre, la trascrizione inversa è una modalità ben nota della normale mobilità dei geni umani da cromosoma a cromosoma, un processo affascinante il cui studio risale al lavoro pionieristico di Barbara McClintock negli anni ’30. È quindi ben noto, da quasi un secolo, che gli effetti dello spostamento genico dipendono molto da dove vengano spostati e da cosa esattamente e precisamente venga spostato.

Alla fine del 2015 il presidente delle Filippine Benigno Aquino III fece un accordo con la SANOFI per l’acquisto di tre milioni di dosi del primo vaccino contro la Dengue(nome del vaccino Dengvaxia), una malattia dovuta ad un virus a Rna della famiglia Flaviviridiae trasmesso dalla puntura di zanzare Aedes; di questo tipo di virus esistono quattro sierotipi( nel 2013 è stato segnalato un quinto sierotipo)L’infezione ha nella maggioranza dei casi (75%) un decorso  asintomatico, mentre può assumere il decorso di una normale sindrome influenzale, infine in casi più rari può causare emorragie e morte. Il costo di questa fornitura di vaccini è stata di quasi 60 milioni di dollari pari alla spesa annua per tutta la sanità; tutto ciò per una malattia che non rientra nelle prime 10 cause di morte in quel paese.Alcuni professionisti del settore sanitario ed in particolare i dottori Antonio e Leonidas Dans nel Marzo 2016, sulla base dell’analisi dei primi dati degli studi della Sanofi Pasteur, espressero gravi perplessità sulla campagna vaccinale di massa dei bambini tra i due e i cinque anni che a loro dire avrebbero corso un rischio 7 volte maggiore di ammalarsi di forme gravi in seguito alla vaccinazione e successiva infezione. Lo stesso mese però il gruppo consultivo sui vaccini della OMS venne in soccorso della campagna vaccinale(ca va sans dire)affermando che non erano stati individuati segnali di pericolo e che i i dati di ricoveri di bambini vaccinati non erano statisticamente significativi. Si trattava di una pura “possibilità teorica” che rischiava di compromettere la fiducia pubblica nel vaccino che era assolutamente consigliato con un programma di routine nelle regioni col 70% di popolazione già infettata una prima volta ed in cui nell’arco di 30 anni avrebbero ridotto del 30% i ricoveri ospedalieri.Le autorità filippine erano così convinte della sicurezza del Dengvaxia che rinunciarono anche a chiedere i dati di farmacovigilanza da parte della Sanofi e inserirono in meno di un anno nel programma sanitario nazionale lo stesso vaccino quando normalmente ne occorrevano almeno 5 di anni per ogni altro farmaco.

I due coraggiosi medici continuarono a parlare di una contestatissima teoria, la cosiddetta ADE( antibody dependent enhancement) il cosiddetto potenziamento dipendente dagli anticorpi secondo la quale la presenza di anticorpi non neutralizzanti un virus per scarsa specificità, o affinità per il virus medesimo   o per ridotto titolo, lungi dal rappresentare una protezione finirebbero invece per diventare dei “cavalli di Troia” da favorire l’ingresso delle particelle virali nei macrofagi, cellule dendritiche e monociti e soprattutto proteggerle dalla distruzione normale da parte di tali tali cellule in cui invece finiscono per replicarsi e determinare la produzione di citochine infiammatorie.

La risposta fu che i medici che avessero preso parte alla “disinformazione” su Dengvaxia sarebbero stati responsabili di ciascuna morte di Dengue che sarebbe potuta essere prevenuta dal vaccino.Ma il tempo fu galantuomo una volta tanto e così nel novembre del 2017 la stessa Sanofi e a ruota la OMS dovettero avvertire che il vaccino non doveva essere somministrato agli individui che non erano mai stati contagiati dalla dengue. Nel frattempo già 830.000 bambini erano stati già vaccinati senza che fosse mai stato condotto un esame sierologico preventivo per accertarsi dell’eventuale mancanza di precedente contatto col virus. La casa farmaceutica, per bocca del responsabile medico Su-Peing Ng, di fronte alle perplessità espresse da più ricercatori riguardo a tale mancanza si difese dicendo che aveva rispettato i protocolli noti fino allora, muovendosi in un campo inesplorato, e che aveva  fatto analisi sierologiche preventive nel 10% dei partecipanti alla studio sui vaccini e che tale percentuale veniva ritenuta significativa come era stato fatto per altri vaccini.

Intanto studi di 15 anni condotti dagli scienziati che collaboravano al Nicaraguan Pediatric Dengue CohortStudy avevano portato ad una scoperta di grande importanza; infatti dall’analisi sierologica di oltre 41000 campioni di sangue prelevati nel corso di più di 12 anni era emerso che i bambini che avevano una determinata concentrazione di anticorpi(non abbastanza bassa da essere inutile, non abbastanza alta da essere offrire protezione, ma a un livello intermedio) avevano un rischio quasi 8 volte maggiore di sviluppare una forma grave di dengue.

In sostanza se gli anticorpi sono assenti o presenti in piccolissimo  titolo non possono potenziare col meccanismo ADE una successiva infezione di dengue. Se gli anticorpi sono presenti in alta concentrazione riescono a contrastare qualsiasi nuovo virus anche avendo una minore affinità e specificità. Ma se il titolo si colloca in una fascia intermedia in quella che lo scienziato Harris definisce la “zona di pericolo” allora possono favorire  l’ingresso del virus nei macrofagi senza disinnescarlo , accelerandone la replicazione. L’articolo pubblicato da Science firmato dallo stesso Harris fu ritenuto uno “studio da fuoriclasse” che avrebbe fatto cambiare idea a tanti decisi oppositori dell’ADE.

Pochi giorni dopo la pubblicazione dell’articolo di Harris, nel novembre del 2017 la Sanofi e più tardi l’OMS annunciarono che il vaccino non doveva essere somministrato a chi non aveva mai avuto la dengue. E dire che nel marzo del 2016 era apparso sulla rivista “Vaccine” a firma Halstead un articolo nel quale si affermava che il Dengvaxia avrebbe potuto causare problemi in persone mai venute a contatto con il virus della dengue.Si arrivò alla determinazione da parte della Sanofi che la vaccinazione andava fatta a partire dai nove anni perché l’età, a dire della casa farmaceutica, era un buon indicatore della possibilità che i bambini, nei paesi di endemia, fossero già venuti a contatto una prima volta col virus. In realtà una tale affermazione è stata contestata da tantissimi scienziati perché in un gruppo di bambini di nove anni possono essere in tanti a non avere mai avuto la dengue e il solo modo di saperlo è fare la analisi sierologiche. In sostanza , come sostenuto da Antonio e Leonidas Dans  in un articolo pubblicato sul “Journal of Clinical Epidemiology” non esiste un fondamento biologico per fissare a 9 anni l’età di soglia per la vaccinazione.Incredibilmente l’OMS , per bocca di Joachim Hombach(consulente sanitario senior del Dipartimento immunizzazioni, vaccini e sostanze biologiche della stessa organizzazione)ha confermato tale raccomandazione della Sanofi affermando che: “ La revisione effettuata è stata estremamente approfondita, trasparente e in conformità con le nostre procedure pubblicate”.Nel Luglio del 2018 in un articolo sul “ New England Journal” la Sanofi confermava il rischio di forme gravi di dengue nei bambini sieronegativi che avevano ricevuto il vaccino, per quanto si affermasse che” i meccanismi patogenetici alla base di tali evidenze risultassero “ignoti” (nonostante i sostenitori dell’ADE avessero previsto tali conclusioni).Mentre gli scienziati combattono tra loro i genitori dei bambini vaccinati tremano all’idea che i propri figli possano essere colpiti da forme gravi e mortali di dengue. Healstead ha scritto  che la riduzione del titolo anticorpale nei bambini vaccinati che erano sieronegativi al momento della vaccinazione può nel tempo portare ad un titolo anticorpale che rientra nella zona di rischio di ADE in caso di contagio. Anzi sulla base dei dati della stessa Sanofi, per cui su 1000 bambini vaccinati da sieronegativi 5 sono ospedalizzati e 2 per forme gravi, ha calcolato che nelle Filippine più di 4000 bambini potrebbero essere ricoverati per dengue potenziata da vaccino.Tutta questa storia solleva domande impellenti su come le case farmaceutiche, gli enti di controllo nonché le autorità sanitarie debbano procedere negli studi e nell’approvazione di trattamenti preventivi che potrebbero risultare imperfetti e dannosi. E’ morale mettere a rischio la salute di una minoranza di persone per proteggere la maggioranza? E’ etico rendere obbligatorio un trattamento preventivo mettendo a rischio la salute sia pure di una minoranza?Sta di fatto che ai primi del 2019 la FDA ha approvato il vaccino della Sanofi  sulla base di tre studi randomizzati con controllo placebo effettuati su 35000 individui , prima che nelle Filippine fosse completata l’inchiesta sulle morti dei bambini vaccinati e prima che la stessa Sanofi Pasteur avesse  pubblicato la relazione finale sui si anni di sperimentazione clinica, e tale approvazione è stata concessa  in 19 nazioni e nell’Unione europea.Eppure era stato un fallimento epocale nelle Filippine che ancora sono in causa contro la casa farmaceutica.Tutta questa storia ricorda drammaticamente molto di quanto sta accadendo oggi coi vaccini anticovid ed è per questo che il titolo di tale articolo è : “Chi non conosce il passato è condannato a ripeterlo”. Speriamo che la curiosa storia raccontata serva a fare aprire gli occhi a chi la legge.

La vaccinazione di massa  potrebbe configurare persino un pericolo per la salute pubblica.

Quando c’è una grande circolazione di un virus peraltro altamente mutabile fare una campagna vaccinale di massa può essere inutile perché intanto le mutazioni finiscono per rendere inefficaci i vaccini stessi, per cui si finisce per rincorrere qualcosa che va più veloce del vaccino che vuole prevenirne la diffusione,  mentre si potrebbe anche favorire attraverso la pressione selettiva da parte del vaccino l’apparizione di varianti resistenti al vaccino medesimo e al limite anche più pericolose. Un po’ come avviene con l’antibiotico resistenza ai batteri per l’uso diffuso e massivo di antibiotici.Infatti nel caso del SARSCOV2 siamo in presenza di una “quasispecie” ovvero un insieme, unosciame di individui con una sequenza genomica prevalente ed altre più o meno differenti perciò un vaccino che agisca su una quota prevalente ma non sulla intera popolazione di mutanti e soprattutto non impedisca la trasmissione virale ad altri finisce per esercitare una selezione darwiniana su quei rappresentanti sui quali  l’immunità non ha effetto. I vaccinati, potendo trasmettere le varianti selezionate dal vaccino inoculato sono contagiosi per i propri contatti e possono mutare la prevalenza delle popolazioni di virus circolanti favorendo il loro cambiamento e rendendo non solo inefficaci i vaccini ma creando un pericolo di potenziamento della malattia nei vaccinati per via della scarsa capacità neutralizzante degli anticorpi. I sempre più frequenti casi di persone che vaccinate con due dosi diventano sintomatiche , fanno la malattia e contagiano coloro con cui interagiscono lasciano pensare che o avevano una forma asintomatica che la vaccinazione come stimolo infiammatorio aggiuntivo fa emergere o hanno incontrato una variante circolante già resistente al vaccino , oppure avevano una infezione silente precedente che la vaccinazione ha  slatentizzato, cioè il vaccino  determina la riattivazione di un virus che era latente, come accade con altri virus tipo gli herpes virus o il virus della varicella zoster o il citomegalovirus.Questa riattivazione potrebbe risultare anche più pericolosa in termini sia di malattia che dicontagiosità mentre comunque se anche l’infezione del vaccinato avvenisse in manieraasintomatica lo stesso potrebbe involontariamente trasmettere il contagio non accorgendosi di aver un’infezione per l’assenza di sintomi. Quindi in sostanza i vaccinati potrebbero selezionare varianti anche più pericolose delle precedenti quando invece l’evoluzione naturale delle malattie infettive porta nel tempo alla selezione di germi sempre meno aggressivi e che tendono a provocare forme lievi o addirittura asintomatiche di infezione. Un esempio di tale assunto ovvero che vaccini imperfetti (ossia lontani dall’ indurre una forte immunità simile a quella che l’organismo sviluppa naturalmente dopo esserestato esposto al virus.) abbiano favorito lo sviluppo di germi più aggressivi e pericolosi si è avuta  nei polli con il vaccino contro la malattia di Marek causata da herpesvirus e col vaccino contro l’influenza aviaria.

Il SarsCov2 come tutti i virus a RNA è altamente mutageno , d’altra parte si conoscono lecaratteristiche critiche per ritardare l’evoluzione della resistenza a ogni vaccino. Infatti i casidocumentati di resistenza ad un vaccino possono dipendere dall’assenza di almeno una di queste caratteristiche che un vaccino deve possedere 1) il vaccino deve indurre una risposta immunitaria il più possibile simile a quella indotta dal contatto col virus selvaggio e perciò dovrebbe prendere di mira più antigeni( stimolanti la risposta immunitaria) virali contemporaneamente, generando una risposta abbondante e una protezione robusta 2) il vaccino deve impedire il più possibile la crescita del germe all’interno dell’ospite e arrestare la trasmissione da parte dei vaccinati 3) il vaccino deve indurre una risposta che protegga il vaccinato da tutti i sierotipi circolanti del patogeno bersaglio. Quando è presente la prima caratteristica  la resistenza richiederebbe la comparsa di più mutazioni , quando è presente la seconda essendoci una replicazione e una trasmissione limitata le possibilità di selezione di eventuali mutazioni di resistenza sarebbero minime, infine se il vaccino protegge da tutti i sierotipi circolanti prima che la resistenza al vaccino si manifesti si dovrebbero generare nuove varianti . Questi vaccini diretti contro una sola componente del virus ( la proteina spike) , non impedendo la trasmissione e non preservando dalle varianti già circolanti non hanno nessuna delle caratteristiche per evitare che si determini laresistenza al vaccino durante la campagna vaccinale. E’ già dimostrato che la stessa resistenzaevolva rapidamente contro anticorpi monoclonali singoli rispetto a combinazioni( cocktail) di più anticorpi diretti contro diversi antigeni. Se la resistenza al vaccino diventa diffusa durante la campagna di vaccinazione oltre all’inutilità di inoculare un prodotto che non protegge, mentre può avere comunque  effetti collaterali, c’è anche il rischio di favorire forme più gravi di malattia secondo un meccanismo noto proprio per altri virus simili al SarsCov2ovvero il fenomeno ADE( ( potenziamento anticorpo dipendente) già verificatosi nel tentativo di preparare vaccini contro la Sars e la Mers .Perciò dunque la vaccinazione di massa configurerebbe un pericolo per la salute pubblica, perché : 1) determina una pressione selettiva su varianti potenzialmente più aggressive2) finisce per non proteggere ma innescare potenziali aggravamenti delle forme di malattiaattraverso il fenomeno ADE. 3) induce numerosi reazioni avverse e letali dovute anche alle caratteristiche del prodotto che  determina la produzione, che potrebbe durare indefinitamente, di una proteina estranea( la proteina spike) da parte di cellule che possono  essere attaccate dallo stesso sistema immunitario, mentre avendo, questa proteina,  somiglianza con altre proteine dell’organismo potrebbe scatenare fenomeni autoimmunitari, inoltre legando i recettori ACE2 potrebbe interferire col sistema renina angiotensina bradichinina provocando fenomeni di alterazioni della pressione sanguigna e ancoralegandosi agli stessi recettori delle piastrine causare fenomeni trombotici. In ultimo stanno emergendo sempre più evidenze che proprio la proteina spike sarebbe una delle principali responsabili del danno provocato dal virus SARSCOV2. https://www.ansa.it/canalesaluteebenessere/notizie/salutebambini/medicina/20221/05/11/covidspike-danneggia direttamente-cellule di vasi sanguigni6ba56a182c1a48c59ae551a7204054f9.html https://t.me/Paolo Bellavite/530( i dolori della spina).https://journals.plos.org/plosbiology/article?id=10.1371/journal.pbio.3001000https://www.francescocappello.com/2021/04/18/la-campagna-vaccinale-di-massa-crea-le-condizioni-per-la-sua-riproposizione-ciclica-impedendo-lendemizzazione-dellepidemia/?fbclid=IwAR24lrEO99iJExD9EbiGwNqwhKJoN2WLGMHDBWO8-pHAwmE7VBF9ur9H87Ihttps://lanuovabq.it/it/vaccini-nessun-obbligo-ecco-perche-deve-essere-volontariohttps://www.ilcambiamento.it/articoli/covid-e-vaccinazione-per-i-sanitari-un-decreto-illiberale-una-imposizione-incomprensibile-e-inaccettabile?fbclid=IwAR0-A0kSndBUG4v1FEBJdqomQfZWI0sGBdSnSWQrwS5jd97iryW92ye99ZAhttps://www.oltre.tv/paolo-bellavite-motivi-vaccino-contro-covid/https://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/biotech/2015/07/28/vaccini-imperfetti-rendono-i-virus-piu-aggressivi_c8aa099d-ba58-4705-85a9-4272f16016e4.html?fbclid=IwAR1ptanIrNOB-22VfHsGhY5xwtMBlVBtXciikXENr_oKdY-MROwC7E7zEok– 8 – 3 May 2021https://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/26609939/coronavirus-pietro-luigi-garavelli-controcorrente-mai-vaccinare-epidemia-covid-reagira-mutando.htmlhttps://sfero.me/article/renina-angiotensina-covid-19-vaccinazioni-caveat

Il principio fondamentale di un vaccino è quello di somministrare una forma uccisa o attenuata di un agente infettivo o un componente di un microrganismo, purificato o sintetizzato, che non provochi la malattia, ma sia in grado di promuovere una risposta immunitaria protettiva nei confronti di un successivo contatto con lo stesso microrganismo patogeno (cit.Immunologia cellulare e molecolare di Abbas, Lichtman,Pillai).In realtà tutti questi trattamenti si configurano piuttosto come una terapia genica dal momento che indirizzano alcune cellule dell’organismo ricevente a modificare i propri meccanismi di sintesi a vantaggio di prodotti( in particolare la proteina spike), propri del virus SarsCov2.

Nel caso dei prodotti Comirnaty di Biontech  e mRNA-1273 di Moderna si tratta di nanoparticelle lipidiche contenenti una porzione di mRNA ( di circa 4200 nucleotidi) virale, frutto di ingegneria genica, che sarebbe capace di forzare le cellule in cui  penetra(quali siano neppure è conosciuto in mancanza di studi preliminari di farmacocinetica) a sintetizzare la proteina Spike che serve al virus per penetrare nelle cellule bersaglio.

Quindi in realtà si tratta di una deviazione del metabolismo cellulare che viene indirizzato verso la sintesi di un prodotto estraneo.all’organismo.Per ingannare le cellule che riconoscerebbero questo pezzo di mRNA come estraneo, al posto di molecole di uracile sono stati introdotte molecole di 1metil3’pseudoridina che sono lette comunque come uracile durante la traduzione ribosomica nella proteina estranea. Fra l’altro non sappiamo quale fine potrebbero fare questi nucleotidi modificati che teoricamente potrebbero essere utilizzati dalle cellule per sintetizzare acidi nucleici(RNA) modificati oppure servire ad eventuali virus concomitanti per produrre il loro materiale genetico che potrebbe sfuggire quindi al riconoscimento di estraneità da parte delle nostre cellule. Si aggiunga che lo stesso meccanismo d’azione per stimolare la risposta immunitaria è sconosciuto essendoci a riguardo due ipotesi una più sconvolgente dell’altra. Infatti secondo quanto detto dal FDA la proteina spike una volta sintetizzata (da quali cellule?) sarebbe esposta sulla membrana cellulare e riconosciuta dai linfociti T per iniziare la risposta immunitaria. Tale ipotesi è assolutamente errata dal momento che è risaputo che le proteine sintetizzate nelle cellule vengono notoriamente legate alle MHC -I ( complesso maggiore di istocompatibiltà)e mostrate sulla membrana cellulare così che le cellule sintetizzanti verranno riconosciute e distrutte dalle cellule CD8+T. A seconda di quali e quante cellule siano distrutte le conseguenze sarebbero più o meno gravi. Un’altra ipotesi invece ammette che le cellule sintetizzanti la proteina spike vanno incontro a morte e i detriti cellulari finirebbero nelle cellule APC( cellule che presentano gli antigeni) che legandoli agli MHC-II li presenterebbero ai linfociti T helper dando il via alla risposta immunitaria https://www.auretitalia.org/2020/12/29/il-codice-genetico-del-vaccino-covid-di-pfizer/?fbclid=IwAR12QTAJCm7cNi2PJFxuY905RTqcyVhdm1CoYpGmeKqprxkg0MK_hSHcDhE e https://berthub.eu/articles/posts/italian-reverse-engineering-source-code-of-the-biontech-pfizer-vaccine/?d=n della porzione di mRNA due articoli In ogni caso quindi con questo prodotto medicale si forza il metabolismo di qualche nostra cellula ( non sappiamo quali ) verso la sintesi di un prodotto estraneo all’organismo il quale riconosciuto o in qualche modo come non proprio scatena la risposta immunitaria .In qualche modo inoltre questa deviazione metabolica provoca la morte di un certo numero di cellule prima di determinare la stimolazione del sistema immunitario.Come meccanismo d’azione quindi si differenzia nettamente dai vaccini a virus neutralizzato( ucciso) o di tipo antigenico o a virus attenuati  perché in tutti questi casi  il materiale introdotto viene fagocitato e processato dalle cellule  APC che lo presentano opportunamente ai linfociti specifici per indurre la risposta immunitaria anticorpale e cellulare. Ricordiamo che Moderna aveva già provato a sviluppare una terapia genica a base di  mRNA in nanoparticelle lipidiche  per indurre la sintesi di una proteina enzimatica carente in una malattia ereditaria ( la sindrome di Crigler-Najjar con ittero e possibili danni neurologici) .Ma tali tentativi sono naufragati perché l’uso di dosi che potevano essere efficaci comportavano danni epatici preoccupanti mentre dosaggi minori non avevano effetto. Un altro problema è legato al tempo in cui tale mRNA rimane nel nostro corpo ed agisce spingendo qualche cellula a produrre proteine estranee( fra l’altro non sappiamo quali cellule né quanto  tempo non essendo stati condotti studi di farmacocinetica).Considerato che si tratta di proteine estranee contro cui viene rivolta la risposta immunitaria si capisce come la lunga permanenza possa determinare un fenomeno di infiammazione cronica, anche perché  lo stesso mRNA  può innescare fenomeni di produzione di citochine infiammatorie quando non degradato rapidamente.  Si aggiunga che la somiglianza antigenica con alcune proteine del nostro corpo potrebbe indurre fenomeni autoimmunitari o addirittura mimetizzare la funzione di alcune proteine del nostro organismo e determinare danni  quali quelli prodotti appunto da una eccessiva produzione di tali proteine( come la sincitina nella microglia con conseguente possibile sclerosi multipla).Per non parlare della interferenza di questa proteina con il sistema renina angiotensina e i possibili danni sull’apparato cardiocircolatorio, come pure l’azione sulle piastrine cui questa proteina spike si lega potendo favorire anche così meccanismi trombotici. https://sfero.me/article/renina-angiotensina-covid-19-vaccinazioni-caveathttps://www.ilsussidiario.net/news/trombocitopenia-tra-effetti-collaterali-vaccini-covid-36-casi-in-usa-cosa-sappiamo/2138268/https://www.comilva.org/informazione/covid-dallitalia-dal-mondo-ricerca-scientifica/persone-che-muoiono-dopo-il-vaccino-0I vaccini Vaxzevria di Astrazeneca, Sputnick russo, Johnson &Johnson e Reithera sono invece a vettore virale (adenovirus di scimpanzè modificato geneticamente per introduzione del gene della proteina spike del SarsCov2 per Vaxzevria, adenovirus di gorilla per Reithera, adenovirus umano per Johnson & Johnson, e anche per lo Sputnik che ne usa due diversi per le due dosi onde evitare fenomeni di risposta anticorpale verso il vettore virale che ne possa limitare l’efficacia. Tutti questi vaccini essendo a Dna entrano nel nucleo delle cellule interessate dove il materiale genetico viene trascritto in mRNA per passare nel citoplasma e venire tradotto a livello ribosomiale nelle proteine spike. Di fatto con metodiche diverse il risultato dovrebbeil risultato  dovrebbe  sempre quello di fare sintetizzare ad alcune cellule dell’organismo ricevente la proteina che serve al virus per penetrare nelle cellule e riprodursi all’interno delle stesse.In tal modo essendo la suddetta proteina riconosciuta come estranea determinerebbe  la risposta immunitaria, sia di natura anticorpale che di natura cellulare, neutralizzante i virus portatori di quella medesima proteina. Un tale meccanismo d’azione, in ogni caso, riguardando solo una componente proteica virale e non già gran parte degli antigeni virali  difficilmente riesce ad impedire la trasmissione del virus da parte del vaccinato il quale può comunque essere infettato e trasmettere il contagio. Per tutti questi vaccini come riportato nelle Faq di AIFA (https://www.aifa.gov.it/domande-e-risposte-su-vaccini-covid-19?fbclid=IwAR0bHFJFlKOfEjyPzeWagq-B73HFfQxkNScRTt9JC-lGGtJd9DNWx_SlX0Mnon si conosce 1) la durata dell’immunità indotta2) la possibilità di impedire la trasmissione del virus da parte dei vaccinati 3)l’interazione con altri farmaci e altri vaccini, cosa di grande importanza nelle persone più vulnerabili che spesso per le loro comorbilità fanno uso di tali presidi 4) la genotossicità  5) la cancerogenicità 6) la risposta in persone immunocompromesse  7) https://dailyexpose.co.uk/2021/03/21/miscarriages-after-having-covid-vaccine-increases-by-366-percent/l’interferenza con gravidanza e fertilità, a riguardo riportiamo il grande numero di aborti registrato su donne vaccinate nel Regno Unito  https://dailyexpose.co.uk/2021/03/21/miscarriages-after-having-covid-vaccine-increases-by-366-percent/8)quali siano gli eventi avversi a medio e lungo termine per ovvi motivi di durata limitata degli studi 9) la efficacia sulle varianti già circolanti , anzi pare che l’efficacia sulle varianti britannica, brasiliana e sudafricana sia ridotta https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33501451/Rapporto ISS COVID-19 n. 4/2021 – Indicazioni ad interim sulle misure di prevenzione e controllo delle infezioni da SARS-CoV-2 in tema di varianti e vaccinazione anti COVID-19. Versione del 13 marzo 2021https://www.univadis.it/viewarticle/il-vaccino-pfizer-non-protegge-del-tutto-contro-la-sudafricana-7421410) l’efficacia di tali vaccini su persone che hanno già avuto Covid19. 11) la farmacocinetica ovvero in quali cellule finisca il prodotto, quale sia l’emivita, come venga metabolizzato, per quali vie vengano eliminati i componenti.12) Efficacia  su persone anziane e con comorbilità ( pochi i casi ammessi nei diversi studi per poter trarre delle conclusioni ).Vogliamo ricordare che vaccini come quelli di Astrazeneca, Johnson & Johnson, Reithera, Sputnik contengono ORGANISMI GENETICAMENTE MODIFICATI(OGM) e sono stati  ottenuti da colture virali su  linee cellulari  fetali umane HEK293 modificate per replicarsi indefinitamente il cui materiale genetico potrebbe ritrovarsi nel prodotto con effetti gravi imprevebili.In quanto all’efficacia di questi trattamenti essa viene stabilita paragonando il numero dei soggetti che in un certo arco di tempo prendono il/la Covid tra il gruppo di studio dei vaccinati e quelli cui viene inoculato il placebo. In sostanza si fa la percentuale sul numero totale dei soggetti ammalatesi tra quelli inoculati di vaccino e quelli di placebo. Si tratta quindi di un rischio relativo ed in questo senso sono stati definite percentuali tipo 90% o 95% ( per Moderna o Biontech) oppure 60% (per Astrazeneca). In realtà il rischio che interessa è il rischio assoluto il quale indica il numero netto di persone ammalatesi( differenza tra numero totale di ammalati  e numero degli ammalati  vaccinati) rispetto  al numero complessivo delle persone in esame del proprio gruppo   e perciò quanti su 100 avrebbero evitato di ammalarsi vaccinandosi. Tale percentuale oscilla tra lo 0,4% e lo 0,8% ovvero 1 su 256 oppure 1 su114 rischia  di prendere il Covid  non vaccinandosi. Così facendo si ottiene il NNTV( number needed to vaccinate)  che per esempio varia da 114 circa a 256 ossia per prevenire un caso di Covid bisogna vaccinare dalle 114 alle 256 persone mentre i rimanenti 113 e 255 non traggono beneficio ma possono essere esposti agli effetti negativi del vaccino.  In relazione agli  studi di sperimentazione in doppio cieco ci sono state alcune contestazioni sulle  conclusioni delle case produttrici sulla base delle quali c’è stata, da parte degli organi preposti ,la temporanea autorizzazione alla vendita di questi prodotti in via emergenziale e sotto condizione di aggiornare i dati nel tempo, da parte di  vari esperti (quale ad es. il dottor Doshi).  Si confuta  ad esempio agli studi dei vari prodotti di avere perso per strada i dati di un numero  troppo elevato di arruolati iniziali. Di non avere specificato i motivi di esclusione di alcune persone dall’analisi di efficacia per non meglio precisate deviazioni dal protocollo in particolare appartenenti al gruppo degli inoculati con vaccino. E in più la presenza di comitati di analisi dei dati poco trasparenti (per esempio ben tre su quattro del comitato di analisi dei dati erano membri dello staff Pfizer).Ed ancora il numero di persone dei partecipanti agli studi Pfizer e Moderna considerati positivi al Covid al momento iniziale del trial e che si sarebbero reinfettati ( 1 tra i vaccinati e 7 nel gruppo placebo per Pfizer ed 1 caso ( gruppo placebo per Moderna)sono risultati essere in numero eccessivo rispetto ai casi segnalati di reinfezione nel mondo.  Inoltre ci sarebbero mancati approfondimenti riguardo a numerosi casi di forme simil influenzali tra i vaccinati non riportati dalla casa produttrice e dall’EMA ma solo dalla FDA e che se confermati come casi di forme di Covid abbasserebbero drasticamente i dati di efficacia relativa. Inoltre mancherebbero riferimenti ai tipi di test PCR adoperati e ai cicli di amplificazioni adoperati in tali studi., rendendo complicato analizzare i dati e trarre le percentuali relative.In sostanza ci sarebbero troppe zone grigie nei dati resi noti dalle case produttrici per ottenere l’autorizzazione. https://ilsalvagente.it/2021/01/07/105310/Ricordiamo che necessiteranno ancora dai due ai tre anni per completare l’invio dei dati necessari per l’approvazione di tali prodotti. Ma intanto probabilmente, per motivi cosiddetti etici si provvederà a vaccinare anche i gruppi di persone prima inoculati col placebo e così si perderanno i termini di paragone relativamente allo studio in doppio cieco.I due obiettivi principali per fare un vaccino sono : 1) impedire forme gravi di malattia e relative ospedalizzazioni e morti 2) impedire la l’infezione e quindi interrompere la trasmissione dell’infezione.Gli studi su questi prodotti non sarebbero stati impostati per dimostrarlo. Infatti in tutti gli studi in corso le infezioni confermate in laboratorio anche con sintomi lievi risultano conformi alla definizione dell’obiettivo( endpoint) primario, perciò i soggetti con sintomi lievi e con PCR positivo porterebbero gli studi vicino al loro completamento atteso che su un numero minore di 200  casi di Covid riscontrati tra i due gruppi in esame lo studio viene ritenuto valido per trarre analisi finali di efficacia. In sostanza gli studi attuali sui vaccini sono progettati per classificare i risultati finali di efficacia una volta raggiunto un numero inferiore a 200 di casi di  Covid19 sintomatico anche lieve. Questa malattia richiede il ricovero ospedaliero in numero percentuale piuttosto basso, intorno al 3,4% complessivo dei casi sintomatici e siccome la maggior parte delle persone con Covid19 sintomatico sperimenta solo sintomi lievi allora studi su una coorte di 30000 persone presenteranno presumibilmente pochi casi di malattie gravi e necessiterebbero perciò molti più soggetti in esami e per tempi più lunghi. Così pure  la possibilità di studiare la capacità di questi prodotti di impedire la trasmissione del virus da parte dei vaccinati non è stataindagata perché avrebbe richiesto l’esecuzione di almeno due tamponi molecolari( test PCR) a settimananella popolazione in esame per periodi molto lunghi e questo avrebbe aumentato i costi della sperimentazione. E sarebbe diventato insostenibile. Allo stesso modo la limitatezza del numero dei soggetti così come la esiguità del tempo non permettono una accurata valutazione degli eventi avversi. Si aggiunga che il numero di pazienti che dovrebbero essere più protetti  da questi prodotti, ossia persone anziane e con varie malattie ,sono in tutti gli studi stati reclutati in scarso numero e in maniera da non poter trarre conclusioni significative circa efficacia e effetti avversi. E trarre conclusioni sull’efficacia di un vaccino da somministrare a tutta una popolazione studiando per gran parte soggetti che non rappresentano quella stessa popolazione non ha molto senso scientifico. Qualunque sia la riduzione dei casi osservata nella popolazione complessiva dello studio( la maggior parte dei quali adulti sani), questo beneficio potrebbe non applicarsi alla sottopopolazione anziana fragile. Tutti gli studi escludono immunocompromessi, donne in gravidanza o che allattano, e perciò non si possono avere dati relativamente a queste altre sottopopolazioni. bmj.com/content/371/bmj.m4037In realtà bisogna distinguere sempre tra efficacia teorica/ efficacy) ed efficacia reale( effectiveness). Infatti la efficacy è quella valutata in un contesto teorico di un trial clinico sperimentale in cui le persone vengono selezionate in modo da avere un campione di persone di solito sane ma che non corrispondono alla popolazione generale che verrà sottoposta alla vaccinazione, mentre la effectiveness è la capacità reale di un vaccino di evitare i casi clinici di malattia quando viene somministrato alla popolazione in cui si trovano molteplicità di condizioni fisiopatologiche e che può essere valutata soltanto dopo mesi o anni di uso. Ad esempio la efficacy spesso si avvicina al 90-95% mentre poi la effectiveness non supera il 30% come per i vaccini antinfluenzali. Si aggiunga che viene utilizzato un parametro di valutazione teorica quale il titolo di anticorpi neutralizzanti che vengono definiti “ teoricamente protettivi” quando la vera protezione contro un virus è cosa ben più complessa e che dipende da molti fattori di cui gli anticorpi sono una componente importante ma non certamente unica, mentre inoltre il titolo anticorpale “protettivo” varia a seconda dei germi e può essere definito solo seguendo nel tempo i vaccinati per ipotizzare quale livello bisogna raggiungere nel sangue per avere una protezione vaccinale. Inoltre è capitato nel caso di Astrazeneca che  nel gruppo dei placebo non sia stato inoculata soluzione fisiologica ma altro vaccino( nella fattispecie antimeningococcico) rendendo così di difficile individuazione  le reazioni avverse( effetti indesiderati  simili inducono a considerare assenza di correlazione tra effetti e vaccino) inclusi gli eventuali esiti fatali.

Falsi miti e leggende di questa società

Il vaccino è solo anti – COVID-19 (malattia) e non anti SARS-COV-2 (virus):   E’ VERO
Il vaccino anti COVID-19 non impedisce la trasmissione del virus SARS-CoV-2:  E’ VERO
Il vaccino anti COVID-19 è in fase di sperimentazione: autorizzato al commercio con etichetta EUA (Emergency Use Authorization):   E’ VERO
L’autorizzazione in fase emergenziale è possibile solo se non esistono cure alternative:   E’ VERO
Con decreto del 6/2/2021 GU serie generale n 32 dell’8/2/2021 sono stati autorizzati dal Ministero della Salute italiano medicinalia base di anticorpi monoclonali per il trattamento di COVID-19:   E’ VERO
Coerentemente con la sperimentazione in atto continuano gli studi cd. In doppio cieco in cui ad insaputa dei vaccinandi e dei medici vaccinatori, a una parte della popolazione viene iniettato placebo(soluzione fisiologica) e a una parte il farmaco:   E’ VERO
L’APPROVAZIONE del farmaco avverrà a fine dicembre 2023 all’esito delle condizioni degli studi in atto:   E’ VERO

Le prime indicazioni date per la somministrazione del vaccino Vaxzevria-Astrazeneca dal nostro Ministero della Salute circolare 5079 del 9/2/2021 prevedevano espressamente “è indicato per l’immunizzazione attiva nella prevenzione di Covid19, malattia causata dal virus SARS-CoV-2, a partire dai 18 anni d’età” (…) pertanto, il vaccino viene raccomandato alle persone dai 18 anni fino al compimento dei 55 anni”;
Dopo la sospensione, con circolare 11156 del 19/3/2021 dichiarava “le vaccinazioni con il vaccino covid-19 AstraZeneca possono essere riprese;
Con circolare 14358 del 7/4/2021 dichiarava “il vaccino Vaxzevria è approvato a partire dai 18 anni d’età, sulla base delle attuali evidenze, tenuto conto del basso rischio di reazioni avverse di tipo tromboembolico a fronte della elevata mortalità da covid-19 nelle fasce d’età più avanzate, si rappresenta che è raccomandato un uso preferenziale nelle persone di età superiore ai 60 anni. In virtù dei dati ad oggi disponibili, chi ha ricevuto la prima dose del vaccino Vaxzevria, può completare il ciclo vaccinale col medesimo vaccino;
Con circolare 26246 dell’11/6/2021 dichiarava “il vaccino Vaxzevria viene somministrato SOLO a persone di età uguale o superiore a 60 anni (ciclo completo). Per persone che hanno ricevuto la prima dose di tale vaccino e sono al di sotto dei 60 anni di età il ciclo DEVE essere completato con una seconda dose a mRNA (Comirnaty o Moderna);
Con circolare 27471 del 18/6/2021 dichiarava “ferma restando la INDICAZIONE PRIORITARIA di seconda dose con vaccino a mRNA, ispirata ad un PRINCIPIO DI MASSIMA CAUTELA rivolto a prevenire l’insorgenza di fenomeni di VITT (trombosi venosa) (…) qualora un soggetto di età inferiore a 60 anni, dopo aver ricevuto un vaccino Vaxzevria, pur a fronte di documentata e accurata informazione fornita dal medico vaccinatore o dagli operatori del centro vaccinale sui rischi di VITT, rifiuti senza possibilità di convincimento (del medico vavvinatore) il crossing a vaccino a mRNA (cioè cambiare tipologia di vaccino alla seconda dose) allo stesso DOPO ACQUISIZIONE DI ADEGUATO CONSENSO IMFORMATO, può essere somministrata la seconda dose di Vaxzevria:   E’ VERO

L SENSO DELL’OPERATORE DEL DIRITTO PER IL DIRITTO (O PER IL ROVESCIO?)Campeggia in ogni aula di Tribunale, che si rispetti la seguente, eloquente frase: “ LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI”, ma cosa si intenderà realmente con detta locuzione? 


Leggo quasi quotidianamente, da quando sono stati sdoganati i “lasciapassare” di colore verde (perchè green e non gray, considerando l’ammorbamento che provocano sul viso di tanti nostri concittadini).messaggi e post social di tanti, sedicenti operatori del diritto, che all’esclusivo ed evidente fine di conquistare i cuori​ dei cinici ed ossessivi dittatorelli romani e non, pure al malcelato scopo di rimpinguare magri portafogli, si sperticano a dileggiare tutti coloro, che riflettono ed esprimono legittimi dubbi sulla piega non propriamente democratica, che sta assumendo questa Repubblica (delle banane e dei kiwi, oramai).

Proprio oggi mi sono imbattuta nel post di un collega (?), che dopo aver denigrato ed etichettato con il solito astruso termine “no-vax” coloro, che manifestavano ed articolavano riflessioni opposte alla narrativa scientista, espressa da taluni virologi da marciapiede mediatico, argomentandole per tabulas, si augurava di poter assumere la difesa delle posizioni governative, presentando quale “biglietto da visita” l’evidente “appecorinamento” acritico alle posizioni del sistema (marcio!). 


A costui ed a tutti quegli avvocati, che quando entrano in un’aula di giustizia, per assumere la difesa del taluno e del talaltro, dopo aver vestito la toga, ammantano i loro discorsi dì falsa e prosaica retorica sull’eguaglianza di tutti di fronte alla Legge, rammento il giuramento, che hanno espresso e li esorto altresì a rileggere ed a ristudiare attentamente il Codice Deontologico Forense, senza tediarsi più di tanto… mi sto riferendo infatti all’art. 1 di detta regolamentazione disciplinare e segnatamente al comma 2.: 


“(…) 2. L’avvocato, nell’esercizio del suo ministero, vigila sulla conformità delle leggi ai principi della Costituzione e dell’Ordinamento dell’Unione Europea e sul rispetto dei medesimi principi, nonché di quelli della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, a tutela e nell’interesse della parte assistita (…)”. 


E già… l’avvocato VIGILA sulla conformità delle leggi ai principi della Costituzione e dell’Ordinamento dell’Unione Europea…nonchè di quelli della Convenzione per la salvaguardia dei Dirtti dell’Uomo. 

Ohibò!
 

L’avvocato deve vigilare su quanto combina il Legislatore e se la normativa, che promana da quello, sia rispettosa delle regole convenzionali espresse dalla EDU, dall’ONU, dal Trattato di Roma, dal Trattato di Nizza, dalla Convenzione di Oviedo.  Rammentiamo agli smemorati del diritto –c.d. avvocati, che dovrebbero conoscere ed aver interiorizzato la Costituzione e le Convenzioni per i Diritti dell’UOMO,​ come un prete conosce la Bibbia- quanto recitano – ex multis: 

l’art. 1 della Convenzione dell’ONU, in base al quale costituisce discriminazione ogni comportamento che, direttamente o indirettamente “comporti distinzione, esclusione, restrizione o preferenza basata sulla razza, il colore, l’ascendenza, l’origine etnica e che abbia lo scopo e l’effetto di distruggere o di compromettere il riconoscimento, il godimento o l’esercizio, in condizioni di parità, dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale e culturale e in ogni settore della vita pubblica”. Le restrizioni contenute nel lasciapassare verde rientrano letteralmente nelle esclusioni, che determinano gli effetti indicati come discriminatori nella definizione della Convenzione. 

Discriminare, infatti, significa violare il principio dell’uguale dignità delle opinioni o situazioni differenziate.

L’art. 2 della Costituzione, a mente del quale la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali nelle quali si svolge la sua personalità, nonché l’art. 3 della Costituzione che garantisce la pari dignità sociale dei cittadini e la loro eguaglianza di fronte alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e​ sociali, imponendo alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza tra i cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

L’art. 21 della Carta dei Diritti fondamentali dell’UE titolato “Non discriminazione” che prevede: “è vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, su sesso, razza colore della pelle, origine etnica o sociale, caratteristiche genetiche, lingua, religione, convinzioni personali, opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, appartenenza ad una minoranza nazionale, patrimonio, nascita, disabilità, età, orientamento sessuale, Nell’ambito d’applicazione dei trattati e fatte salve disposizioni specifiche in essi contenute, è vietata qualsiasi discriminazione in base alla nazionalità” – La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo che all’art. 2 stabilisce: “ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente dichiarazione, senza distinzione alcuna per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene (…) e all’art. 7 stabilisce: “tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come qualsiasi incitamento a tale discriminazione”.

La Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo e specificamente l’art. 14 che statuisce: “il godimento dei diritti e delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione deve essere assicurato senza nessuna discriminazione, in particolare quelle fondate sul sesso, la razza, il colore, la lingua, la religione, le opinioni politiche o quelle di altro genere, l’origine nazionale o sociale, l’appartenenza a una minoranza nazionale, la ricchezza, la nascita od ogni altra condizione”.

Il trattato sul funzionamento dell’UE, che all’art. 10 chiarisce: “nella definizione e nell’attuazione delle sue politiche e azioni, l’Unione mira a combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale”.

Dulcis in fundo ed in virtù di quanto anzi esposto, il lasciapassare verde si trova in evidente in contrasto con la risoluzione n. 2361 del Consiglio d’Europa approvata il 27/01/2021, che al punto 7.3 vieta ogni forma di discriminazione per chi scelga di non vaccinarsi ed invita gli Stati ad assicurarsi che i cittadini siano informati in modo chiaro sulla non obbligatorietà del vaccino. 

Ed ora…. caro Collega, Amico, che mi stai leggendo, sei proprio certo che taluni operatori del diritto (compresi molti giudici) non esercitino al rovescio? E nelle loro mani la Giustizia è “uguale per tutti”? 

Ad maiora 


Valeria Panetta  

Associazione ARBITRIUM tutela gli studenti ed il personale scolastico contro la dittatura sanitaria e i limiti imposti ad ogni grado di istruzione.
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Non vi lasciamo soli!


Alla luce della nuova ondata di comunicazioni da parte dell’asl, riproponiamo un nostro promemoria/vademecum con consigli utili, integrato con le nuove esigenze del momento.
E’ ARRIVATA UNA COMUNICAZIONE AVENTE AD OGGETTO L’OBBLIGO VACCINALE EX ART. 4 DL N. 44/2021
1- COME È ARRIVATA?

a) E-mail ordinaria/ e-mail aziendale non PEC / posta ordinaria/comunicazioni affisse sul luogo di lavoro: →modalità di comunicazione priva di valore legale: ignorare e non rispondere

b) PEC/su PEC (non PEC su email ordinaria): →modalità di comunicazione con valore legale – verificare contenuto e provenienza: sarà necessario rispondere, rivolgersi al proprio legale di fiducia

c)  raccomandata a/r (con ricevuta di ritorno): →modalità di comunicazione con valore legale: non farsela consegnare dal postino (dire di lasciare avviso in buchetta perché non siamo il destinatario, fare attenzione perché di questi tempi non chiederanno la firma per il ritiro, il postino la mette in buchetta sol perché rispondete al citofono, siate chiari sul punto); ritirare la raccomandata al 28° giorno, cioè prima che si compia la giacenza (30 giorni) – verificare contenuto e provenienza: sarà necessario rispondere, rivolgersi al proprio legale di fiducia

d)  raccomandata a mano firmata per ricevuta → modalità di comunicazione con valore legale: non ritirare nulla a mani né firmare per ricevuta, chiedere invio a mezzo raccomandata a/r. Se avete già firmato e ritirato verificare contenuto e provenienza: sarà necessario rispondere, rivolgersi al proprio legale di fiducia

2- DA CHI PROVIENE?Unico soggetto che, in base all’art. 4 comma 5 DL 44/2021, può chiedervi conto della vostra situazione vaccinale è la vostra ASL di residenza (NON l’ASL dove lavorate, NON il datore di lavoro, NON il medico competente)Se la ASL di residenza è anche Vostro datore di lavoro: verificate bene il contenuto della lettera e rivolgersi al proprio legale di fiducia. Analizzate il contenuto:

a) Fa riferimento alla segnalazione ricevuta dalla Regione → è la comunicazione prevista dal comma 5 dell’art. 4, e se è pure arrivata per PEC/Racc. A/R: si deve rispondere, rivolgersi al proprio legale di fiducia.

b) Non contiene riferimenti alla Regione o alla segnalazione ricevuta dalla Regione → rivolgersi al proprio legale di fiducia per verificare se si tratta comunque della comunicazione prevista dal comma 5 o meno.

3- E’ LA LETTERA PREVISTA DAL COMMA 5 DELL’ART. 4:PRIMA COMUNICAZIONE con cui si chiede di produrre entro 5 giorni documentazione relativa a

a) VACCINAZIONE ESEGUITA;

b) RICHIESTA DI VACCINAZIONE (prenotazione);

c) OMISSIONE DELLA VACCINAZIONE CERTIFICATA DA MMG (ex art. 4 comma 2)

d) DIFFERIMENTO DELLA VACCINAZIONE CERTIFICATA DA MMG (ex art. 4 comma 2)

d) INSUSSISTENZA DEI PRESUPPOSTI PER L’OBBLIGO VACCINALE (ex art. 4 comma 1)↑ queste sono le uniche ipotesi di risposta previste dal Decreto LeggeRivolgersi assolutamente al proprio legale di fiducia. Nel mentre adoperarsi per chiedere immediatamente (se non lo avete già fatto) ad un medico di medicina generale (non necessariamente il vostro) la prescrizione di una serie di analisi/visite specialistiche (es. allergologica, genetica) che hanno lo scopo di verificare il vostro stato di salute in relazione all’inoculazione. A quel punto il MMG sarebbe bene che attestasse differimento fino all’esito delle prescritte visite/analisi. Se avete motivi di esonero ancor meglio: il certificato d’esonero, per privacy, non deve contenere la diagnosi.Prenotate le analisi e le visite ben in là nel tempo, sempre per guadagnare margine temporale utile. Se le avete già prenotate e la data è prossima, provvedete a spostarle.NON DICHIARARE MAI IL RIFIUTO ALLA VACCINAZIONE: verosimilmente questo comporterebbe l’immediato accertamento dell’inosservanza dell’obbligo, saltando il passaggio della fissazione dell’appuntamento vaccinale (che consente di “guadagnare” ulteriore tempo e di esercitare ulteriori facoltà);Il termine di 5 giorni non è perentorio, ma va rispettato per evitare che a seguito della mancata risposta nel termine, la ASL comunichi l’invito alla vaccinazione/fissi l’appuntamento per la vaccinazione che rappresenta la seconda comunicazione che l’ASL deve farvi.E’, tuttavia, possibile chiedere una proroga ragionevole del termine per rispondere, facendo una richiesta debitamente motivata (per esempio, per la necessità di completare gli accertamenti diagnostici in corso) ma non solo, per cui rivolgetevi al vostro legale di fiducia.COMUNICAZIONE SUCCESSIVA A QUELLA DEL MEDICO COMPETENTE la Direzione Sanitaria regionale del Veneto ha emanato una nota (la 238822 del 25/5/2021) che ha demandato al Medico Competente la prima comunicazione, sottraendola all’ASL. Questa prassi aveva già preso piede anche prima della nota medesima. L’Associazione Arbitrium ha replicato con una “richiesta chiarimenti” al MC senza esporre altre ragioni dell’assistito che non sono, appunto, di pertinenza di questa figura, in base al DL 44/2021 e sua conversione. Ragion per cui molti sanitari veneti si sono visti recapitare una seconda comunicazione che, in sostanza, è simile alla prima perché chiede di dare conferma della casistica di pertinenza:

a) VACCINAZIONE ESEGUITA;

b) RICHIESTA DI VACCINAZIONE (prenotazione);

c) OMISSIONE DELLA VACCINAZIONE CERTIFICATA DA MMG (ex art. 4 comma 2)

d) DIFFERIMENTO DELLA VACCINAZIONE CERTIFICATA DA MMG (ex art. 4 comma 2)

e) INSUSSISTENZA DEI PRESUPPOSTI PER L’OBBLIGO VACCINALE (ex art. 4 comma 1)In tal caso si è quindi guadagnato del tempo prezioso, costringendo le ASL a inviare nuova comunicazione. A questa replicheremo con la diffida predisposta avverso la prima comunicazione dell’ASL. Quindi valgono i consigli di cui sopra (contestazione violazione privacy, richiesta differimento/esonero, motivi di diritto).SECONDA COMUNICAZIONE scatta quando non si produca nessuno dei documenti richiesti a seguito della prima comunicazione o comunque trascorso il tempo delle prenotate analisi/visite. A quel punto arriva formalmente l’invito a sottoporvi al vaccino anti SARS-CoV-2 indicando modalità e termini entro cui adempiere. E’ sempre possibile anche in tal caso, come a seguito della prima comunicazione, replicare con un differimento (effettuare prenotazione delle prescritte analisi in là nel tempo: PERDERE TEMPO PER GUADAGNARE TEMPO!) e ricordate di chiedere al MMG che vi ha prescritto le analisi di attestare differimento fino all’esito delle stesse.Le analisi potrebbero essere prescritte su ricetta bianca (a pagamento: è il male minore). Se avete fatto visita da specialista ricordate al MMG che deve limitarsi a certificare l’esonero sulla base delle considerazioni certificate dallo specialista, questo lo tranquillizza (sono spaventati anche loro). Ribadiamo che il certificato d’esonero, per privacy, non deve contenere la diagnosi. In regioni come il Veneto o l’Emilia Romagna sono state istituite con note regionali delle commissioni che pretenderebbero di vagliare i certificati d’esonero: sono del tutto illegittime perché contra legem! Rivolgetevi al legale di fiducia.Al MMG chiedere:- approfondimenti diagnostici in relazione a particolari condizioni di salute che potrebbero essere ostative alla vaccinazione o rappresentare comunque un rischio;- evidenziare eventuali terapie farmacologiche in corso che potrebbero rappresentare un possibile rischio (tenuto conto che in relazione a nessuno dei vaccini anti Covid-19 sono stati effettuati studi di interazione con altri farmaci);- chiedere visita allergologica;- farsi certificare eventuale condizione già nota di impedimento alla vaccinazione o di suo differimento- comunicare se ci sono stati effetti avversi da altri vaccini in famiglia o sulla propria persona- è consigliabile fare un esame sierologico (presso un laboratorio privato) prima di rivolgersi al MMG (tanto più se si fosse già avuta la covid-19): un elevato livello di anticorpi (a prescindere da quanto afferma il Ministero nella circolare 3 marzo 2021: documento privo di valore normativo e di qualsiasi rilevanza scientifica) dovrebbe indurre il MMG ad attestare “in scienza e coscienza” condizione per differire la vaccinazione. (I rischi conseguenti ad una eventuale iperimmunizzazione dovrebbero costituire nozione elementare per qualsiasi medico: avete mai sentito qualcuno che si vaccina per una malattia già avuta? Ricordategli quanto successo al povero militare Paternò in Sicilia, deceduto proprio in conseguenza di ciò, purtroppo!): lui, il MMG che rifiuta di attestare differimento fino all’esito die sami diagnostici, si prenderebbe questa responsabilità su di voi, per iscritto? Chiamiamo ogni singolo anello della catena a responsabilità personale!Eventualmente in caso di mancanza di collaborazione del MMG, procurarsi la sua pec e concordare col legale di fiducia di scrivergli sollecitandolo ad assumersi tale responsabilità personale, per iscritto, (della mancata prescrizione di analisi, in caso di eventi avversi del vaccino su di voi.)Ricordare che si possono anche chiedere al MMG informazioni in ordine ai vaccini, necessarie per poter esprimere un consenso informato alla vaccinazione (formulario a disposizione sul sito). Ai sensi dell’art. 1 L. n. 219/2017 comma 3: “Ogni persona ha il diritto di …. essere informata in modo completo, aggiornato e a lei comprensibile riguardo … ai benefici e ai rischi … dei trattamenti sanitari indicati, nonché’ riguardo alle possibili alternative …” comma 8: “Il tempo della comunicazione tra medico e paziente costituisce tempo di cura”.

DIFFIDA: abbiamo predisposto un’apposita e molto articolata diffida riguardo all’invito vaccinale, in punto di diritto e con importanti implicazioni scientifiche, senza trascurare la responsabilità sulla normativa privacy violata. A questo punto chiameremo in prima persona i nostri interlocutori a responsabilità civile e penale. Come detto, potremo anche in questo caso puntare sul differimento (solita trafila: richiesta di prescrizioni analisi/visite specialistiche, richiesta certificato di differimento fino all’esito delle stesse, prenotazione più in là nel tempo) . Se vi indicano una data per l’appuntamento vaccinale, ricordate che questo per validi e giustificati motivi può essere rinviato (ad es. per malattia o perché siete in ferie o in congedo). Queste cose vanno sempre comunicate, se vorrete, per il nostro tramite, per iscritto a mezzo pec.I più coraggiosi potranno recarsi il giorno dell’appuntamento presso l’hub vaccinale, in compagnia di un testimone o del proprio legale, muniti del DL 44/2021 e sua conversione e chiedendo di volersi sottoporre al vaccino anti Sars-Cov2, pretendendo che gli si mostri la scatola e la fiala del vaccino che vorrebbero inocularvi, che recherà la scritta “vaccine covid-19”. Chiedete assunzione scritta di responsabilità al medico vaccinatore affinchè dichiari per iscritto con firma leggibile che vi inoculerà il vaccino obbligatorio ex lege (anti Sars-Cov2) che sappiamo essere inesistente. Il medico non lo farà mai. Ma se doveste trovare qualche irresponsabile che firmi una cosa simile, prendete il foglio, custoditelo bene e comunicate che vi recherete col vostro avvocato nella procura più vicina a sporgere immediata querela per falso ideologico e soprattutto truffa. Filmate e registrate tutto. Saremo disponibili a consigliarvi a voce prima che vi rechiate all’appuntamento.d) INSUSSISTENZA DEI PRESUPPOSTI PER L’OBBLIGO VACCINALE DI CUI AL COMMA 1Possibili ragioni da porre a fondamento dell’insussistenza dell’obbligo vaccinale:- appartenenza a categoria di lavoratori non rientranti nelle professioni sanitarie o negli operatori di interesse sanitario (es. impiegati amministrativi, magazzinieri: vedere le FAQ del Ministero della Sanità);- appartenenza a categorie non di interesse sanitario (valutare la normativa regionale al riguardo).- appartenenza alla categoria di sanitari per i quali ci sono margini per sottolineare l’incongruenza con le finalità della norma (farmacisti, psicologi, veterinari);- obbligo non sussistente perché non sono state fornite le informazioni necessarie per poter esprimere un consenso informato ai sensi dell’art. 1 L. n. 219/2017 comma 1: “La presente legge, nel rispetto dei principi di cui agli articoli 2, 13 e 32 della Costituzione e degli articoli 1, 2 e 3 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, tutela il diritto alla vita, alla salute, alla dignità e all’autodeterminazione della persona e stabilisce che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata, tranne che nei casi espressamente previsti dalla legge”; comma 3: “Ogni persona ha il diritto di …. essere informata in modo completo, aggiornato e a lei comprensibile riguardo … ai benefici e ai rischi … dei trattamenti sanitari indicati, nonché’ riguardo alle possibili alternative …”; comma 9: “Ogni struttura sanitaria pubblica o privata garantisce con proprie modalità organizzative la piena e corretta attuazione dei principi di cui alla presente legge, assicurando l’informazione necessaria ai pazienti e l’adeguata formazione del personale”. 

Il consenso informato costituisce un passaggio imprescindibile di qualsiasi trattamento sanitario e, quindi, in sede di risposta scritta alla ASL si possono formulare le domande necessarie per esprimere un consenso informato.Queste saranno oggetto del formulario da sottoporre al medico vaccinatore che dovrà sottoscrivere perché costituisca la risposta alle domande che voi lecitamente porrete in base alla normativa sul consenso informato. Solo all’esito dell’avvenuta firma e restituzione, potrà essere effettuata la prenotazione vaccinale. Niente paura, a quella ci si preparerà comunque con il vostro avvocato, come spiegato sopra.

MOLTO IMPORTANTE PER LA GESTIONE DA PARTE DI ARBITRIUM:i documenti vanno inviati a mezzo mail ordinaria e non pec all’indirizzo:pecraccomandata@arbitrium.orgDovrete scannerizzare singolarmente, i documenti, inviarli in formato pdf e nominarli in modo chiaro(ad. es: certificato differimento, prenotazione visita, lettera incarico, lettera asl, ecc


Sempre al Vostro fianco – Associazione Arbitrium